La Luna non rivela in modo diretto, ma velando apre uno spazio in cui ciò che è nascosto può affiorare.
La Luna parla di sensibilità, di intuizione, di un vedere che non è logico ma che si apre a ciò che eccede, un percorso che non garantisce chiarezza ma invita a sostare nell’incertezza.
Protegge contro gli ostacoli e i nemici visibili, ma lo fa non eliminandoli: li trasforma in parte del paesaggio da cui trarre forza.
La Luna non illumina tutto, ma lascia intravedere.
Nel suo chiarore si apre uno spazio, dove le immagini non sono certezze ma inviti.
Essa apre un varco in cui ciò che è nascosto può riaffiorare.
Le torri non sono muri, ma segnali: avvisano che il cammino può essere fatto di illusioni e di immagini che confondono.
I due animali, lupi o cani, non danno risposte, ma indicano che la direzione esiste, anche se non è ancora chiara.
L’inconscio è simboleggiato come acque misteriose, da cui emerge un grosso crostaceo, il cui movimento è all’indietro o di lato, come qualcosa che non segue un filo logico e lineare. La sua presenza riemersa obbliga a trovare un percorso alternativo nonostante le difficoltà: il gambero è l’impatto del reale con la realtà, qualcosa che disorienta ma al tempo stesso apre lo spazio a un’altra possibilità del desiderio.
La Luna parla di intuizione, di sensibilità, di un vedere che non passa dalla logica.
Ci invita a fermarci senza interpretare, a capire l’importanza del come siamo in relazione con esse. È nell’attesa che possiamo ascoltare come ci muoviamo, come rispondiamo, come desideriamo.
Come le maree, anche la vita si muove per oscillazioni.
La Luna chiede: come stiamo usando la nostra immaginazione in mezzo a queste fluttuazioni?
Il modo in cui ci relazioniamo a ciò che accade non è mai fisso: a volte resistiamo, a volte seguiamo, a volte ci lasciamo sorprendere.
Proprio in questa apertura diventa possibile incontrare l’altro, il nuovo, il desiderio che non avevamo ancora nominato.
Aprire lo spazio è lasciare che il desiderio trovi la sua via.


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