In ogni tempo, l’uomo ha cercato di rispondere a domande fondamentali:
- Cosa ci rende vivi?
- Cosa succede dopo la morte?
- Esiste qualcosa di noi che sopravvive al corpo?
Da sempre l’essere umano ha tentato di comprendere gli eventi su cosa ci rende davvero vivi e il modo di vedere il mondo, non solo nel corpo, ma anche nel cuore, nello spirito e nella coscienza. I testi sacri, tutto ciò che l’uomo ha trascritto nelle opere letterarie ci raccontano tutti la stessa verità; non siamo solo materia ma anche presenza invisibile, intenzione, memoria. Nella nostra visione culturale-religiosa moderna, chiamiamo tutto questo “anima”.
Gli antichi Egizi la vedevano in modo profondo: “Ka” era la forza vitale invisibile che ci anima fin dalla nascita, mentre “Ha” era il corpo fisico, la materia, deperibile soggetto alla disgregazione. Per loro, se il Ka si separava dal corpo senza i giusti riti, l’essere si spezzava e l’anima si smarriva, diventava inquieta, poteva trasformarsi in qualcosa di sospeso, di frammentato. Era necessario un ritorno, una ricomposizione in cui il Ka e Ha dovevano rimanere in connessione anche dopo la morte.
Oggi, questo squilibrio è spesso interiore: non moriamo nel corpo, ma ci perdiamo dell’anima. Diventiamo disconnessi da ciò che siamo, dal nostro sentire, ci muoviamo come se tutto fosse logico, “mentale”, esterno… e tralasciamo una parte di noi che chiede spazio, che deve essere ascoltata.
In Death Stranding, l’opera videoludica di Hideo Kojima rilegge questo mito quando il Ka di una persona morta non riesce a “passare oltre”, resta ancorato alla terra, sospeso da un filo. Un essere invisibile che non trova pace, un anima interrotta. Un umanità scollegata da se stessa, che vive tra vuoti e silenzi.
Quante persone vivono così? Scollegate da ciò che sentono, incapaci di ascoltare la propria voce interiore.
Cos’è l’anima?
“E’ colei che fa..” Non è una cosa, né si trova dentro di noi; piuttosto è l’essenza di una prospettiva di un modo di vedere il mondo e comprendere gli eventi. Ogni cosa è animata cioè possiede un anima attraverso un intenzionalità simbolica e mitica. La “voce” interiore che crea attaccamenti, legami e ci fa innamorare del mondo per quello che è davvero.
Il mio lavoro nasce da questo principio: ricucire il filo tra ciò che siamo dentro e ciò che siamo fuori. Se senti che qualcosa dentro di te si è separato.. non ignorarlo. E’ il tuo Ka. E’ l’anima che ti chiama. Non esiste salvezza senza connessione.


Lascia un commento